Quanti,
soprattutto tra i più giovani, sanno perché l'8 marzo è legato alla
ricorrenza della giornata internazionale della donna?
La data simbolo delll'8 marzo è legata al 1908. Il giorno del ricordo delle 129
operaie morte nel rogo di uno stabilimento dell'industria tessile Cotton a New York. Le operaie dello stabilimento tessile diedero vita ad un
imponente sciopero in segno di protesta contro le inumane condizioni di
lavoro che si vedevano costrette a sopportare. La protesta durava da
alcuni giorni fin tanto che al proprietario non venne la brillante idea
di bloccare tutte le uscite ed appiccare il fuoco con all'interno le
operaie. Più di cento bruciarono. La giornata divenne negli anni a
seguire simbolo di lotta per le donne
La data dell'8marzo dovrebbe fare riflette su dati purtroppo spesso dimenticati: 1 donna su 3 nel mondo è
picchiata, costretta ad atti sessuali contro la sua volontà o abusata in altri modi; il 70% delle
donne vittime di omicidio sono state uccise dal proprio partner; 500.000 donne in Europa vittime della tratta o destinate
alla prostituzione; 700.000 negli USA i casi di violenza domestica
all’anno; ogni 23 secondi in Africa c’è una violenza sessuale e la
fascia di età più colpita è dai 12 ai 17 anni; 15.000 le spose uccise
in India perché non hanno corrisposto la dote al marito.
E
in Italia l'80% degli stupri ancora non vengono denunciati, vuoi perchè avvengono dentro le mura domestiche, vuoi per la paura di essere aggredite o per vergogna..
.
LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNNANel 1910 a Copenaghen,
in occasione di un nuovo incontro internazionale della donna
si propone l’istituzione di una GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA
DONNA, anche in ricordo dei fatti di Chicago.
Successivamente
la giornata comincia ad essere celebrata in varie parti del
mondo e anche in Italia durante e dopo la prima guerra mondiale
(1914-18). La tradizione, nel nostro Paese, viene interrotta,
nel 1943, dal fascismo. La celebrazione riprende durante la
lotta di liberazione nazionale come giornata di mobilitazione
delle donne contro la guerra, l’occupazione tedesca e per
le rivendicazioni di diritti femminili. Nascono i gruppi di
difesa della donna collegati al CLN (Comitato di Liberazione
Nazionale) che daranno origine all’UDI (Unione Donne Italiane).
Nel 1946 l’UDI
prepara il primo 8 marzo nell’Italia libera, proponendo di
farne una giornata per il riconoscimento dei diritti sociali
e politici delle donne. Sceglie la mimosa come simbolo della
giornata.
La vera "esplosione"
in termini di popolarità e di partecipazione, l'8 marzo l'avrà
negli
anni ’70. Anni
che segnano la collaborazione dei movimenti femminili e femministi
che, tra l'altro, operano attivamente per la legge di parità,
per il diritto al divorzio e all’aborto. La prima manifestazione
femminista, risale infatti al 1972 e si svolse a Roma. Ma
il top, la celebrazione dell'8 marzo, lo raggiunge nel 1980,
con una grande manifestazione unitaria in cui confluiscono
per la prima volta tutti i movimenti femminili e femministi.
In conclusione
possiamo dire che il percorso dell'8 marzo si snoda in quasi
un secolo di storia che ha visto nascere movimenti politici,
guerre, ideologie, ricostruzioni. Un cammino lungo e complesso
per le donne di tanti paesi, con tanti sistemi di governo,
più volte interrotto, ma che con grande tenacia hanno sempre
ripreso con l'obiettivo dell'emancipazione e della liberazione
delle donne.
LE
DONNE E LE CONQUISTE DEL ‘900
- Diritto di voto: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia
va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima
volta il voto viene esteso alle donne.
- Parità salariale: Art. 37 della
Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione
di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo
interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti
collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative
differenti per uomini e donne. Viene così sancita
la parità formale e sostanziale tra uomini e donne
nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente
vietate con la legge n.7 del '63.
- Divorzio: L.898 del 1970, approvazione
della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No
al referendum popolare per l'abrogazione della legge.
- Maternità: L. 1204 del 1971; viene
estesa la tutela della maternità alle lavoratrici
dipendenti. Amplia ed estende i diritti introdotti dalla
prima legge (L.860 varata nel 1950) sui diritti e le tutele
delle lavoratrici, che definisce per la prima volta le assenze
per maternità, ore di allattamento e divieto di licenziamento
entro il primo anno di vita del bambino.
- Asili nido: L. 1044 del 1971; l'obiettivo
di questa legge è realizzare un servizio a supporto
delle famiglie e soprattutto delle donne, onde favorirne
la permanenza nel mondo del lavoro anche dopo la nascita
dei figli. Inoltre si è voluto affermare il diritto
del bambino alla socializzazione e allo sviluppo armonico
della sua personalità.
- Diritto di famiglia: 1975; con la L.151
viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce
la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare:
la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi
i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più
solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza
morale e giuridica dei coniugi.
- Legge di parità (in materia di lavoro):
L.903 del 1977; ha rappresentato la più importante
svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal
concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio
del diritto di parità nel campo del lavoro. Vengono
introdotte norme più avanzate in materia di maternità
e primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura
dei figli. Nel marzo 2000 con la legge 53 sui "congedi
parentali" questa legge ha recepito i nuovi diritti
di paternità in materia di assenza facoltativa.
- Interruzione volontaria della gravidanza:
L.194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità
e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La
legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze
indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino.
- Legge pari opportunità (Azioni positive):
L.125 del 1991: fortemente voluta dalle donne, questa legge
è uno strumento in grado di intervenire e rimuovere
le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali
opportunità uomo-donna nel lavoro. La L.125 ha rappresentato
un importante passo avanti per rendere visibile e valorizzare
la presenza e il lavoro delle donne nella società,
nel lavoro e nella famiglia. Purtroppo resta ancora sostanzialmente
inapplicata. Oltre 400 i progetti approvati in 8 anni. (Nel
2000 L.196 di modifica)
- Imprenditoria femminile: L. 215 del
1992; l'imprenditoria femminile è in forte sviluppo:
il 35% delle nuove imprese giovanili sono guidate da donne.
Questa legge (promuove l'uguaglianza sostanziale, pari opportunità
economiche e imprenditoriali) favorisce la nascita di imprese
composte per il 60% da donne, società di capitali
gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali, aumentano
ogni anno. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza
femminile nella società per almeno cinque anni.
- Violenza sessuale:L. 866 del 1996; stabilisce
che la violenza sessuale non è più un delitto
contro la morale, bensì contro la persona. Una legge
di civiltà e dignità che rende giustizia alle
donne e premia il lungo e sofferto cammino per affermare
il diritto alla sessualità libera e condivisa.
- Lavoro notturno: legge comunitaria del
1998 per il divieto assoluto delle donne al lavoro notturno
durante la maternità sino al compimento di un anno
di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino
ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni. Con
la legge 903 del '77 il lavoro notturno era vietato alle
sole dipendenti delle imprese manifatturiere. Con la legge
varata nel '98, si regolamenta il lavoro notturno per tutti
i settori pubblici e privati.
- Assegno di maternità per casalinghe e
disoccupate: L. 448 del 1999, prevede un'indennità
di maternità per le donne che non lavorano, o che
svolgono il cosiddetto "lavoro familiare". Con
la Finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle
cittadine dell'Ue ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
- Infortuni domestici: L.493 del 1999,
contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico.
Le persone comprese tra i 18 e i 65 anni che svolgono in
via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione,
il lavoro domestico, hanno diritto all'Assicurazione contro
gli infortuni.
- Congedi parentali: L: 53 dell'8 marzo
2000. Questa legge armonizza i tempi di cura , di formazione
e di relazione (tempi delle città). Si tratta di
una grande conquista sociale: la cura dei figli smette di
essere prerogativa delle madri dal punto di vista legislativo
e coinvolge anche i padri garantendogli uguali diritti e
tutele. Si tratta di una legge in controtendenza rispetto
ai datori di lavoro che invocano riduzioni di salari e di
diritti.
La normativa punta a una maggiore condivisione dei compiti
all'interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori,
uomini e donne, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti
e soci di cooperative. Prevede la parità tra genitori
naturali e adottivi o affidatari. Sia la madre che il padre
potranno chiedere anche contemporaneamente l’aspettativa
di 6 mesi fino un massimo di 10 mesi, entro gli 8 anni di
vita del bambino. Al padre, inoltre, verrà concesso
un "bonus" di un altro mese per seguire il figlio
nel caso in cui dovesse chiedere un congedo per un periodo
superiore a tre mesi. L'età del bambino entro cui
si può fruire dei permessi per malattia viene elevata
dai 3 agli 8 anni del piccolo. I padri possono usufruire
del congedo anche nei casi in cui la madre del bambino non
è lavoratrice. - Banca del Tempo: è un'esperienza
che ha trovato una collocazione legislativa all'interno
della L.53 (Congedi parentali). Coniugare lavoro e vita:
tra le iniziative più utili c'è, infatti,
la Banca del tempo, nella quale anziché denaro si
depositano ore. Ore di attività per scambiarle con
altri "correntisti" decisi a mettere a disposizione
le ore depositate sul proprio conto.
- Tutela e sostegno della maternità della
paternità: Testo unico (d.l. n. 151 del
26 marzo 2001) delle disposizioni legislative in materia
di tutela e sostegno della maternita' e della paternita'
- Misure contro la "violenza nelle relazioni
familiari" (lLegge n. 154 del 5 aprile 2001)
che stabilisce tra l'altro che il coniuge violento non solo
può essere allontanato dall'abitazione familiare,
ma anche costretto a pagare gli alimenti.
- Flessibilità favorevoli alla
conciliazione fra il tempo di vita e quello di lavoro. Decreto
15 maggio 2001. Con l'approvazione delle modalità
di erogazione dei contributi (ex art9,comma 2, della legge
8 marzo n.53) si dispone la concessione di contributi a
carico del Fondo per l'occupazione, in favore di aziende
che applichino accordi contrattuali che prevedono flessibilità
favorevoli ai lavoratori ed alle lavoratrici
[ tratto da www.cgil.it/nuovoportale/LaCgil/8marzo.asp ]
CONDIZIONE DELLA DONNA IN ITALIA OGGI
Il ruolo e la condizione della donna oggi in Italia presenta
il rischio ''di una pericolosa involuzione culturale, sociale
ed economica''. Lo ha detto Gian Maria Fara, presidente
dell'Eurispes, presentando una riflessione alla condizione
della donna, impegnata tra il moltiplicarsi dei ruoli che la
societa' richiede e la necessita' di districarsi all'interno
di una complessita' sempre piu' crescente, in concomitanza
con l'8 marzo.
''In particolare - ha proseguito Fara - lo studio
evidenzia come il tasso di occupazione femminile in Italia e'
pari al 45,1%, un dato che e' il piu' basso dell'Unione a 15
(in Danimarca e' al 72,8%, in Svezia al 71,6%, in Germania al
60,2%, in Francia al 57,8%, in Spagna al 48,4%).
Il dato e'
significativo di quanto potenziale economico e produttivo il
nostro Paese disperde a causa della bassa partecipazione
femminile al mercato del lavoro.
Anche sul piano culturale,
le rilevazioni effettuate dall'Eurispes mostrano la
persistenza di vecchi incrostazioni e luoghi comuni:
pensiamo, solo per fare un esempio, a quel 40% di uomini che
ritiene che la cura della casa sia soprattutto compito della
donna.
In materia di spesa pubblica per la famiglia, la casa
e l'esclusione sociale, l'Italia si colloca al penultimo
posto della graduatoria europea, cui dedica appena l'1,1% del
Pil, contro una media della Ue a 15 pari al 3,4%.
''Peraltro - conclude Fara - la classe politica continua
ad essere insensibile ai numerosi mutamenti intervenuti nella
societa' italiana e nel mercato del lavoro.
Oltre alla
insufficienza strutturale delle risorse finanziarie destinate
alla famiglia (per assegni familiari, assegni di maternita',
sostegno alle giovani coppie per l'acquisto della prima casa,
ecc.), finiscono con il rimanere escluse da tali benefici le
coppie di fatto (quasi 700.000 secondo le stime Eurispes),
mentre le lavoratrici atipiche non possono fruire, per
esempio, dei congedi parentali o, il piu' delle volte, si
vedono corrispondere delle risibili indennita' di maternita',
perche' non sono riuscite a cumulare durante la loro vita
lavorativa contributi previdenziali sufficienti''.