Autore: Gabriella Giannetto
Le notizie relative agli incendi che stanno devastando l’Italia, si propagano con la stessa velocità delle fiamme; centinaia di ettari di macchia mediterranea sono stati distrutti ed ingoiati con la voracità di cui solo l’uomo è capace. Un uomo che ha ormai perso il senso della misura, che si agita in un delirio di autodistruzione che sta annientando, progressivamente, la speranza di un livello di civiltà accettabile. Gli interessi innanzitutto, seguiti a ruota dalle negligenze, dalle inadempienze, dall’incoscienza, dal pressappochismo; tutti elementi che hanno inserito il nostro paese in un vortice dal quale è ormai difficile liberarsi. Una scia inarrestabile che porta con sé distruzione e morte, si, morte. Nel rogo che lo scorso 22 agosto ha spazzato via l’agriturismo “Il rifugio del falco” di Patti, hanno già perso la vita cinque persone, mentre altri lottano e soffrono ancora pene indicibili, nel tentativo di salvarsi.
La cittadinanza messinese, ancora stravolta da questi drammatici accadimenti, piange, tra gli altri, la scomparsa della professoressa Lucia Natoli, donna di altissimo profilo umano e professionale. A lei, insieme all’amica di sempre, la dottoressa Luisa Barbaro, ho dedicato la lettera che segue, nel tentativo di scuotere le coscienze e di renderle omaggio. La nostra speranza è che non si spengano mai i riflettori su questa ed altre vicende che devono essere chiarite. Come cittadina mi sento delusa, sconfortata e soprattutto troppo poco protetta. Che mondo è quello in cui si continuano a vezzeggiare i potenti dirottando ingenti risorse per i loro insulsi privilegi, ignorando le esigenze primarie della società? Che ambiente stiamo lasciando ai nostri figli e soprattutto , come possiamo continuare a lanciare grida d’allarme senza rischiare di cadere nella retorica più melense? Che senso ha bruciare vivi in un rogo alimentato dalla balordaggine umana? Parafrasando il Vasco dei nostri giorni…..”Voglio trovare, un senso a questa vita, anche se questa vita, un senso non ce l’ha……”
Lettera a Lucia - Martedì 28 agosto 2007- Duomo di Messina
“Sono troppe la cose che vorrei, dovrei dire su Lucia; quasi
quarant’anni di appunti di una vita in comune, nella piena condivisione di gioie e dolori. Una sorta di simbiosi emotiva, che mi si ripresenta attimo dopo attimo, giorno dopo giorno, in una escalation di immagini, voci, ricordi che non possono abbandonarmi.
Ho sentito Lucia al telefono poco prima che partisse per quel viaggio senza ritorno; mi ha dato appuntamento al pomeriggio di quel maledetto giorno per spedire alcuni dei nostri lavori in itinere.
Io e Lucia lavoravamo a quattro mani, lei credeva fermamente nel mio lavoro e io nel suo, nel significato preventivo e sociale che assumono.
Da anni la nostra esistenza scorreva su binari paralleli, progetti, sogni di lavoro, vita, salute e vecchiaia. Lucia per me era un punto fermo, la sua preziosa presenza, la sua amicizia era per me una costante…Diceva “Io sono certa di campare fino ad 88 anni, ho preso da mia madre, quindi tu, Luisa, non farmi brutti scherzi”.
La sua morte, quindi, mi dimostra che nulla deve essere scontato; la sua scomparsa suona come un potente schiaffo nella mia vita, come un tuono che mi urla in faccia tutta la nostra fragilità e la nostra impotenza .
Rigorosa nella vita e nella professione, impegnata a sostegno delle nostre famiglie, che erano diventate una sola. Non a caso, al tavolo della festa per i miei 50 anni non c’erano mio padre ed i miei più stretti familiari, ma Lucia con i suoi cari.
Pensavamo di privarci dei nostri adorati figli unici, per mandarli fuori dalla nostra città, che ci è sempre sembrata priva di civiltà, di pulizia, di responsabilità; –“non ti preoccupare Luisa, vorrà dire che viaggeremo per Roma e Milano”. Nonostante fosse a pieno servizio della città, nei momenti di scoraggiamento, diceva che avremmo dovuto partire noi, da giovani, piuttosto che separarci adesso, con immenso dolore ,dai nostri figli.
Ironia della sorte, proprio lei che ogni giorno si confrontava con i ragazzi con gravi disagi per aiutarli a redimersi e con le alte istituzioni per garantire impegno quotidiano per la prevenzione, per l’efficienza, ha perso la vita uccisa da ciò contro cui combatteva; è bruciata sul rogo della superficialità, dell’approssimazione e della scorrettezza.
Poco prima di morire mi ha detto :”Ho fatto un biglietto di andata senza ritorno”, e così è stato.
Sono piena di rabbia, non riesco a darmi pace, sono assolutamente certa che si è trattato di una tragedia che poteva e doveva essere evitata.
Ascoltando i racconti dei sopravvissuti mi sono fatta idee molto precise, ho tratto conclusioni meditate che mi portano a scagliarmi sui responsabili, nessuno escluso, potenti o semplici balordi che siano. Attendo giustizia e non perdono; una giustizia che ci è dovuta, per credere che non tutto è perduto.
Lucia, amica del quotidiano, amica senza segreti, senza ombre, amica nei dolori e nelle gioie, saggia e attenta, dolce e rigorosa, sempre autentica.
Ti abbiamo perso per un destino assurdamente crudele, uccisa da una barbara consuetudine, bruciata in un rogo di balordi e coperta da una coltre di inefficienza, disattenzione e di insufficiente garantismo.
Ora siamo costretti, nostro malgrado, ad accontentarci del tuo prezioso ricordo, condannati ad accettare il tuo viaggio senza ritorno, solo alla luce di una fede profonda, così come profondo è il nostro dolore, alleviato in parte dal privilegio di averti incontrata.
La nostra reciproche promessa, adesso, mi darà la forza di pensare alla tua adorata Valerina ed al tuo “gioitto” Matteo.
Seguirò il tuo esempio, i tuoi saggi consigli ed avrò il tuo prezioso sostegno di amica da sempre e per sempre.
Addio Lucia ...
Di Luisa Barbaro