La presenza di Paola Binetti e
della pattuglia teodem (Luigi Bobba, Emanuela Baio Dossi, Dorina
Bianchi, Marco Calgaro, Enzo Carra) all’interno dell’Ulivo prima e del
Partito Democratico poi è stata fin dall’inizio causa di grave
sconcerto per gli elettori e i simpatizzanti del centrosinistra. Cos’ha
a che fare un membro dell’Opus Dei, animatrice del Comitato Scienza
& Vita a favore della Legge 40, nemica della Legge 194, con forze
politiche che – nonostante tutte le prudenze tattiche imposte dai tempi
– si vogliono ancora progressiste e liberali? A quale scopo è stata
ammessa questa presenza?
Conosciamo tutti la risposta immediata: per
acquistare favore agli occhi di Camillo Ruini e delle gerarchie
vaticane. Ma questo favore quanti voti ha portato al Centrosinistra?
C’è qualcuno che può credere veramente che un cattolico integralista
darà mai il suo voto a quelli che per lui rimarranno sempre i
«comunisti»? I cattolici sono già rappresentati al meglio all’interno
del Partito Democratico: si pensi al senatore Ignazio Marino, la cui
opera generosa e autenticamente laica come Presidente della Commissione
Sanità è stata non a caso vanificata proprio dai veti della Binetti e
dei suoi amici.
Ci sarà probabilmente qualche calcolo astuto che
giustifichi lo spazio concesso ai teodem; ma come molte italiche
astuzie, anche questa ha mostrato le gambe corte. Il bilancio del
Governo Prodi sarebbe stato meno fallimentare, e il Partito Democratico
si presenterebbe oggi agli elettori con maggiori chance di successo, se
alcune riforme liberali (niente affatto espressione di una minoranza di
esagitati «laicisti») fossero passate in Parlamento: il testamento
biologico, i Pacs, una drastica revisione della Legge 40. Se questo non
è successo si deve appunto al veto dei teodem, in una situazione –
ampiamente prevedibile prima delle scorse elezioni – che li ha visti
essere l’ago della bilancia in Senato.
Questa situazione rischia
oggi di ripresentarsi. In un Senato di nuovo spaccato a metà i teodem
potrebbero far lega con i loro omologhi, che quasi monopolizzano la
destra.
Per questo motivo, ma anche e soprattutto per un’elementare
scelta di coscienza, che ci impedirebbe di votare una persona che
giudica l’omosessualità una malattia,
non daremo il nostro voto al Partito Democratico
se i teodem continueranno a essere presenti nelle liste elettorali.
Nessuna presenza di segno contrario, che pure si annuncia, potrà farci
cambiare idea.
Non crediamo che si possa giudicare antidemocratica questa scelta. Un partito è di
parte;
deve fare delle scelte, e non può riprodurre al suo interno ogni
articolazione della società. Anche in questo modo – e non solo
riducendo il numero dei partiti – si contribuisce alla semplificazione
della politica. La stessa Binetti, del resto, non ha risparmiato
giudizi pesanti, al limite del veto, su alcune candidature annunciate
del PD, come quella di Umberto Veronesi.
Paola Binetti, come sa chi
l’ha conosciuta di persona, è umanamente molto simpatica; ma il suo
posto non è nel Partito Democratico. L’Italia ha bisogno di scelte
nette, non della filosofia del «ma anche».
(Chi condivide queste
considerazioni può esporre il banner che abbiamo preparato – una
versione ridotta si trova in alto nella sidebar – e, se crede, linkare
questo post. Grazie ad Albina Regalzi per l’assistenza grafica.)
Petition on line:
PD Binetti-free! Libera il PD da Paola Binetti, libera Paola Binetti dal PD!
Per firmare (con nome e cognome, grazie)
qui.
Postato da
Giuseppe Regalzi
alle