La torcia olimpica ha compiuto ieri il suo passaggio a Lhasa, capitale della regione
tibetana, teatro di sanguinosi scontri avvenuti tre mesi
orsono. Fra rigide misure di sicurezza, il simbolo dei Giochi
e' arrivato di fronte al Potala Palace, salutato da una folla
a

ccuratamente selezionata dalle autorita' e apparentemente
senza incidenti. L'intero evento e' durato meno di due ore.
I dirigenti del Partito comunista cinese in Tibet -
scrive la Reuters - hanno utilizzato oggi
il passaggio della staffetta della fiamma olimpica attraverso la
capitale Lhasa per difendere il proprio potere e per denunciare il
Dalai Lama, il leader spirituale buddista in esilio.
"Il cielo del Tibet non cambierą mai e la bandiera rossa con le
cinque stelle sventolerą sempre in alto su di esso", ha detto il capo
del Pc in Tibet Zhang Qingli nel corso della cerimonia conclusiva.
"Saremo certamente capaci di schiacciare i piani separatisti della
cricca del Dalai Lama", ha aggiunto l'esponente comunista davanti al
Potala.
Il messaggio sembrava rivolto non agli
stranieri ma ai cinesi, come scrive
Francesco Sisci su La Stampa.
Anna Bono, su l'Occidentale, fa notare come
"la XXIXesima edizione dei Giochi Olimpici si sia macchiata non soltanto del
sangue di milioni di vittime africane, birmane e tibetane. Troppo poco
si č detto infatti in questi mesi sulle violazioni dei diritti umani
inflitte alla stessa popolazione cinese. Pagina dopo pagina emerge dal
libro un quadro di violenze e abusi senza fine: dai bambini schiavi
nelle fabbriche di mattoni al nuovo sottoproletariato costretto a
vivere in condizioni disumane, dagli aborti e infanticidi femminili,
indotti dalla legge sul figlio unico, che hanno ulteriormente abbrutito
la condizione delle donne, alle persecuzioni delle personalitą
religiose incarcerate o fatte scomparire".
Giancarlo Briguglia sull'Agenda della Comunicazione pone l'accento su come
"Amnesty International, associazione internazionale per la difesa dei
Diritti Umani, ha avviato una campagna informativa via e-mail per
sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della repressione in Cina.
L'associazione, nell'e-mail, pone al destinatario alcuni interrogativi
circa la censura e la pena di morte in Cina, con l'intento di far
riflettere sulla gravitą della situazione. Nella prima domanda, compare
una chiara accusa ai colossi informatici Microsft, Yahoo! e Google
ritenuti rei di aver ideato un efficientissimo sistema di filtraggio
delle informazioni proprio per il governo cinese".E intanto si stringono le maglie della
censura da parte del governo cinese nei confronti di
Internet, malgrado le promesse di
Pechino di concedere
maggiore libertą ai mezzi di informazione in vista dei
Giochi Olimpici. La denuncia viene dalla sezione cinese
dell'
International PEN, associazione indipendente di
scrittori.