 |
|
 |
25/08/2008
Olimpiadi: nessuna medaglia a Cina e Cio per i diritti umani
Tratto da: unimondo.org
|
|
Olimpiadi in Cina: la denuncia di RSF
|
Al termine dei Giochi olimpici di Pechino sono
fortemente negativi i giudizi delle associazioni per la tutela dei
diritti umani sia nei confronti delle autorità cinesi che del Comitato
internazionale olimpico (Cio).
Amnesty International ha accusato le autorità cinesi
di "aver preferito badare all'immagine rispetto alla sostanza e di aver
continuato a perseguitare e punire attivisti e giornalisti durante le
Olimpiadi" e ha inoltre criticato il Cio per "aver macchiato l'eredità
dei Giochi in tema di diritti umani, chiudendo un occhio sulle
violazioni commesse". "Le autorità cinesi e il Cio avevano
l'opportunità di mostrare che il rispetto dei diritti umani fosse
migliorato, ma hanno ampiamente fallito: sfratti forzati, arresti di
attivisti e restrizioni ai danni dei giornalisti non dovranno
caratterizzare un'altra Olimpiade" - riporta il comunicato di Amnesty
International a seguito della dichiarazione del pocopresidente del Cio,
Jacques Rogge, che durante la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi di
Pechino ha detto: "Questi sono stati Giochi davvero eccezionali".
"È davvero giunto il momento che il Cio metta in pratica i propri
valori-chiave della 'dignità umana' e dei 'principi etici universali e
fondamentali', facendo dei diritti umani un nuovo pilastro dei Giochi
olimpici" - sottolinea Amnesty nel chiedere al Cio di "imparare la
lezione di Pechino, includendo chiari e misurabili indicatori
dell'impatto sui diritti umani in tutte le future valutazioni di
candidature all'assegnazione delle Olimpiadi e nei contratti con le
città ospitanti". Amnesty comunque ha riconosciuto che le autorità
cinesi hanno preso alcuni provvedimenti positivi, come lo sblocco di alcuni siti internazionali in risposta alle forti proteste dell'opinione pubblica espresse dai giornalisti a Pechino prima dell'inizio dei Giochi.
Per l'associazione Human Rights Watch (HRW) le Olimpiadi sono
state un "catalizzatore di abusi" e invece che migliorare la
situazione, non hanno fatto altro che peggiorarla. "I Giochi di Pechino
2008 hanno messo fine, una volta per tutte, alla nozione che queste
Olimpiadi sarebbero state una 'spinta verso il bene' (espressione usata
dal presidente del Cio - ndr). La realtà è che l'ospitare i Giochi è
stata per il governo cinese un catalizzatore di abusi che ha portato a
massive violazioni, all'incremento degli arresti, della detenzione e
degli abusi verso i critici, a violazioni dei diritti di libertà di
stampa e all'incremento della repressione politica" - riporta la nota di Human Rights Watch.
L'associazione evidenzia inoltre che "nessuno dei politici o dei membri
del Cio che sono andati a Pechino ha approfittato dell'occasione per
criticare il comportamento del governo cinese".
Anche Reporters sans Frontieres (RsF) ha accusato il Cio di aver
fallito in un'edizione dei Giochi caratterizzata da arresti, condanne,
censura e stretta sorveglianza. La nota di Reporters sans Frontieres
parla di un bilancio catastrofico per quanto riguarda la libertà di
espressione, con almeno 22 giornalisti stranieri "attaccati, detenuti o
disturbati mentre cercavano di svolgere il loro lavoro". "A differenza
da quanto era stato annunciato, in Cina non c'è stata nessuna tregua
olimpica nella repressione delle libertà individuali" - evidenzia RsF.
Asianews fornisce un bilancio dei Giochi olimpici attraverso diversi articoli di attivisti e gionalisti cinesi. "La Cina era davvero pronta ad ospitare le Olimpiadi?" - si chiede Li Datong,
giornalista cinese che nel gennaio 2006 è stato licenziato da uno degli
organi di informazione più influenti del Paese per aver criticato la
censura e l’influenza del Partito sulla stampa. "Quando, con tutta
calma, i leader cinesi saranno capaci di affrontare le proteste interne
e internazionali, e quando il presidente cinese potrà appassionarsi per
un evento sportivo come il suo omologo americano, invece che sedere
sulle poltroncine impassibile come un pezzo di legno… in quel momento
potremo finalmente dire: 'la Cina è pronta!' - afferma Li Datong.
Tracciando un primo bilancio, Wang Zhicheng afferma
che "ciò in cui Pechino non ha vinto è sul rispetto dei diritti umani".
"Da parte del popolo cinese rimane il silenzio: i pechinesi sono stati
costretti a starsene in casa 'per questioni di sicurezza'; i parchi
designati per le proteste sono rimasti vuoti perché le 77 richieste di
manifestazioni non hanno ricevuto permessi; dissidenti, attivisti,
pastori protestanti, vescovi e preti cattolici sono stati arrestati;
chiunque ha osato dire qualcosa – come le due vecchiette Wu Dianyuan,
79 anni, e Wang Xiuying , 77, espropriate della casa – sono state
condannate a un anno di lavori forzati". [GB] |
|
|
 |
|
 |