ANCONA -
Tutti identificati i quattro balordi, minori tra 15 e 17 anni, che all'una di notte di domenica scorsa, dal ponte numero 150, tra Senigallia e Ancona Nord, all'altezza di Marzocca in direzione Sud, hanno lanciato un sasso del peso di mezzo chilo!
L'enorme sasso colpì, infrangendolo, il vetro anteriore di un pullman in transito.
Sfiorata la strage! Il mezzo, che viaggiava davanti a un altro bus della Conerobus di Ancona,
trasportava 34 persone. I passeggeri facevano parte di un viaggio organizzato dai soci della Croce Gialla di Camerano, che accompagnati dal presidente Enrico Guerrieri, erano di ritorno dai mercatini di Natale di Bolzano.
Sui due pullman c'erano anche alcuni bambini. Il sasso, spaccando il vetro è entrato nel bus. Per fortuna, l'autista aveva lasciato abbassata, per un quarto del vetro, la tendina parasole, che ha cambiato la traiettoria del masso facendolo deviare e schizzare verso gli scalini della salita.
Chiamato il 113, sul posto erano già presenti le pattuglie della polizia stradale intervenute in seguito ad altre segnalazioni fatte da alcuni automobilisti che si erano accorti del lancio di alcuni sassi dal cavalcavia
NOIA ALL'ORIGINE DEL GESTO«Ci annoiavamo - hanno raccontato
con sconcertante cinismo alla polizia stradale - ed abbiamo pensato di fare qualcosa di diverso, di
movimentare la serata».
L'inchiesta, che era stata aperta dalla procura di Ancona, è passata nelle mani del procuratore capo del tribunale dei minore per le Marche, Ugo Pastore.
AUMENTARE LE PENE, UNICA SOLUZIONE
Ecco cosa è stato fatto per attenuare il fenomeno: numerazione dei cavalcavia della rete stradale italiana; elevazione delle recinzioni; videosorveglianza in autostrada.
Ed ecco che cosa si può fare ancora, secondo gran parte dei mass
media: installare altre telecamere; illuminare le campate dei
cavalcavia; educare i ragazzi; aiutarli a superare la fase di disagio giovanile.
La soluzione, inoltre, si chiama pene certe e sicure,
fino all’ergastolo. Chiedete ai familiari delle
vittime che cosa ne pensano.
Fin quando una disgrazia non ci tocca, non sappiamo
davvero quanto se ne può soffrire.
COSA DICE LA LEGGE?
Per atti di questo genere siamo di fronte ad un attentato alla sicurezza dei trasporti
(articolo 432 del Codice Penale), che può diventare omicidio (articolo 575 del Codice Penale) o strage
(articolo 422 del Codice Penale). Siamo
dunque ben lontani dal semplice lancio pericoloso di oggetti,
tanto che in condizioni di flagranza il Pubblico Ufficiale potrebbe
addirittura fare uso legittimo delle armi (articolo 53 del Codice
Penale) qualora il lanciatore non desistesse immediatamente dal
proposito, visto che questa conditio sine qua non fa appunto
menzione alla consumazione di delitti di strage, di naufragio,
di sommersione, disastro aviatorio, disastro ferroviario, omicidio
volontario, rapina a mano armata e sequestro di persona.
Sulla
gravità del delitto, del resto, non ci sono nemmeno più
dubbi, visto che anche la Corte di Cassazione, con la sentenza
5.436 del 25.01.2005, ha ormai sancito che chiunque
effettui un lancio di oggetti verso un veicolo con l'intento
di colpirlo, commette il delitto di tentato omicidio, oltre che
— come detto — attentato alla sicurezza dei trasporti.
Il principio è stato affermato lo scorso 25 gennaio, in
occasione della condanna definitiva a 4 anni e 4 mesi di reclusione
nei confronti di un 30enne di Alessandria, colpevole di aver lanciato,
il 7 luglio 2003, una pietra di 3 chilogrammi da un cavalcavia.
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